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I
REGGIMENTI SVIZZERI IN SERVIZIO ALL’ESTERO: RIFLESSI POLITICO-CULTURALI
DELLA LORO ATTIVITA’ RILETTI IN CHIAVE MODERNA
Bruno
J. R. Nicolaus[1]
<<Les
meilleures troupes, celles en qui vous
pouvez
avoir le plus de confiance,ce sont les Suisses.
Elles sont braves et fidèles.
Napoléon >> E’ nel lontano 1496, che Carlo VIII di Francia affidò la propria sicurezza personale ad un gruppo di soldati svizzeri di élite, denominato i <Cent hommes de guerre suisses >. Questa compagnia, formata da cento soldati, sempre schierati nelle immediate vicinanze del Re, rappresenta il primo nucleo militare svizzero in servizio permanente presso i Re di Francia, con un compito specifico: salvaguardare la persona del Re e garantire la sicurezza all’interno del palazzo reale, dove un gruppo di soldati stava di guardia ai sigilli reali ed al tesoro della Corona, ininterrottamente di giorno e di notte. Il fatto che Carlo VIII abbia preferito per questo incarico dei soldati svizzeri a dei connazionali o ad altre unità straniere disponibili e che i suoi successori abbiano confermato questa scelta durante ben tre secoli, la dice lunga sulla affidabilità e sulla reputazione, di cui godevano le milizie elvetiche a quei tempi. Tutto ciò viene confermato in tanti e tanti documenti, i quali dimostrano come sia fuorviante l’impiego generico del termine < mercenariato > per qualificare l’attività dei reggimenti svizzeri all’estero, in quanto questa definizione viene correntemente impiegata in senso dispregiativo per indicare dei voltagabbana, pronti a mutare bandiera alla prima occasione. La storia dei nostri reggimenti ed in particolare di quelli di stanza in Francia, dimostra quanto questa visione pecchi di superficialità ed inesattezza. Una lettura di questo saggio in senso politico od etico è superflua, dato che questa valutazione è stata già spontaneamente effettuata molto tempo addietro, con l’adozione della neutralità armata quale unico criterio di sopravvivenza civile. La nostra intenzione è quella di approfondire il fenomeno storicamente e di interpretarlo in chiave moderna, paragonando situazioni e comportamenti di allora con quelli di oggi. *** Mentre da una parte la stabilità del legame con la Francia sia stato criticato come vassallaggio, dall’altra il comportamento fluttuante di Jörg Jenatsch [1,2] ed altri capitani di ventura non ha certamente contribuito a migliorare la reputazione delle nostre milizie. Nella fattispecie di Jenatsch, vari e ed intricati fattori contingenti hanno influenzato e talora determinato la sua condotta: il clima politico con le interminabili faide tra spagnoli, francesi ed austriaci o tra cattolici e protestanti, le tensioni con la confinante Repubblica di Venezia, nonché il sincero desiderio di Jenatsch volto a trovare una soluzione politica alle discordie della sua terra natia. Particolarmente severo nei nostri riguardi, fu il Guicciardini: < Sono gli svizzeri uomini per natura feroci e rusticani…Hanno fatto grande il nome di questa gente, tanto orrida e inculta l’unione, e la gloria delle armi, colla quale, per la ferocia naturale e per la disciplina delle ordinanze , non solamente hanno difeso il paese loro, ma esercitato fuori dal paese con somma laude…>. A dispetto di queste affermazioni, non si trovano
molte testimonianze attendibili di abusi o soprusi commessi da truppe svizzere ai danni di popolazioni civili ed inermi,
mentre vivissime, drammatiche e terrificanti sono le molteplici
descrizioni delle inaudite violenze e rapine compiute da altre milizie
straniere durante le operazioni belliche, come ad esempio durante il Sacco
di Roma del 1527, quando Papa Clemente VII riuscì a riparare a Castel
Sant'Angelo, solo grazie alla resistenza ed al sacrificio dell'intera
Guardia Svizzera. Le Cronache dei vari Cantoni raccontano invece di atti di violenza saltuari e singoli, compiuti da soldati per lo più avvinazzati, al ritorno in madrepatria. Si tratta di violenze ai danni di civili avvenuti quasi sempre in osterie di dubbia reputazione. Si riporta sempre nelle Cronache, che i responsabili venivano di norma assicurati alla giustizia e puniti severamente. Come affermava Guicciardini: < la disciplina delle ordinanze > veniva presa molto sul serio ed i trasgressori, elementi facinorosi e poco raccomandabili, venivano sempre esposti al pubblico ludibrio e talora messi al bando. Comunque la si prenda, gli storici di ieri e di oggi sono propensi a criticare il comportamento delle milizie svizzere: se fedeli, allora vassalli; se volubili, allora voltagabbana; se valorosi allora feroci… La Francia aveva ogni interesse ad una Svizzera tranquilla e legata a sé, dato che seppur piccola essa giocava un ruolo rilevante come stato cuscinetto tra le varie nazioni. Partendo da questi presupposti, nasceva e si consolidava un evento storico più unico che raro e direi quasi paradossale, uno dei primi compromessi storici duraturi della storia moderna: La simbiosi tra una piccola repubblica federale democratica e decentralizzata, la Confederazione Elvetica, ed una grande potenza assolutista e centralista per eccellenza, la Monarchia Francese. Questa simbiosi permise agli stati confederati di sopravvivere in un’ Europa, allora solo geografica, dominata da stati nazional-monarchici dediti ad una politica espansionistica molto aggressiva. La Compagnia dei Cento assolse il suo compito con fedeltà e coraggio e col sacrificio di molte giovani vite durante quasi tre secoli, fino al suo scioglimento avvenuto nel 1791 per decisione dell’Assemblea Nazionale Francese. La tradizione del corpo è rappresentata nella sua bandiera, dove una salda roccia tempestata da onde e fulmini ed una croce bianca col motto < EA EST FIDUCIA GENTIS > (tale sia la fedeltà di questa nazione), testimoniano un incrollabile attaccamento al dovere. [3]
Altri reggimenti svizzeri furono impiegati in Italia, in Austria, in Germania ed altri paesi europei. Anche per questi vale quanto asserito per quelli di stanza in Francia: una lunga storia di sacrifici e fedeltà, che trovò il suo apice in tanti avvenimenti esemplari, come nel bagno di sangue del Sacco di Roma di cui sopra o nell’espugnazione delle Tuileries del 10 Agosto 1792, dove le guarnigioni elvetiche preferirono combattere ad oltranza, piuttosto che arrendersi. Questa tradizione viene mantenuta viva simbolicamente nel Corpo delle Guardie Svizzere della Città del Vaticano. *** Nel 1587, sulla scia della Compagnia dei Cento, venne creato un Reggimento intero ( Regiment des Gardes Suisses ), il quale operò al servizio dei Re di Francia fino al 1616 in maniera saltuaria, secondo le esigenze e disponibilità economiche della Corona. A partire dal 1616 e fino al 1792, il servizio venne trasformato da saltuario in permanente, affiancando tra il 1672 ed il 1792 11 ulteriori reggimenti, elencati qui di seguito per ordine di anzianità (anno di fondazione, primo comandante, cantone sottoscrittore della capitolazione, ultimo comandante):
Nello stesso periodo, i Re di Francia si avvalsero
della collaborazione di altri reggimenti stranieri
(inglesi,scozzesi,irlandesi,tedeschi,savoiardi,piemontesi belgi ed
ungheresi), che collaborarono con quelli svizzeri, ai quali venivano
affidati i compiti più delicati e difficili, non per ultimo quello della
salvaguardia del Re sul campo di battaglia: < servir le Roi et la
France dans les ordres de la personne du Roi, considéré comme le seul et
unique représentant de la nation >. [4-5] Ogni reggimento era contrassegnato da più bandiere di ordinanza e spesso da una bandiera particolare per ogni compagnia. Le bandiere avevano in comune una croce bianca trasversale e tante fiamme colorate, i cui colori richiamavano gli stemmi del colonnello. La croce bianca, motivo tipico della bandiera elvetica, si ritrova a partire dal XVI secolo e fino alla fine dell’Ancien Regime, nella maggioranza delle bandiere della fanteria francese. Le bandiere di ordinanza sono tante ed una identificazione precisa risulta a volte difficile, perché tra i 12 reggimenti permanenti e le tante compagnie si sono avvicendate decine e decine di comandanti, ognuno con il proprio stendardo. A partire dal 1521,
le attività militari vennero facilitate dalla conclusione di un
accordo di vasta portata, denominato <Alleanza Perpetua >,
tra la Confederazione
Svizzera dei 13 Cantoni e
Francesco I° (1494-1547), il quale saggiamente preferì
avere degli Svizzeri amici,
piuttosto che nemici.In virtù
dei nuovi regolamenti rivoluzionari per l’epoca, l’ Alleanza portò ad
alcune conseguenze, che si sarebbero rivelate presto di grande rilievo per
tutta l’Europa: L’eliminazione
del diritto al bottino di guerra A tutti i militari reclutati nell’ambito degli accordi conclusi tra i Cantoni ed il Re, le cosiddette Capitolazioni, veniva fatto divieto assoluto di esercitare in qualsiasi situazione il diritto al bottino di guerra. Con questa ordinanza venne spazzato via un diritto acquisito ed esercitato di fatto dagli eserciti di tutti i tempi. E’ facile immaginare,quale levata di scudi causò questo divieto, quale fu il coraggio e la lungimiranza dei legislatori che lo idearono, quale determinazione misero in atto gli ufficiali responsabili di farlo rispettare e quale senso di disciplina mostrò la truppa, obbedendo. Le severissime pene previste in caso di trasgressione, come la pena di morte per un pollo rubato, eliminarono di colpo questo flagello, che aveva afflitto per secoli popolazioni civili già disperate. E’ verosimile che questo nuovo regolamento abbia contribuito a trasformare la figura del soldato predatore in quella più umana e moderna del soldato professionista. Il termine
<Capitolazione> non aveva nulla a che vedere col significato corrente delle parole resa o
arrendersi, riferendosi semplicemente
ai < capitoli > delle convenzioni diplomatiche sulle
condizioni alle quali i Cantoni avrebbero fornito i reggimenti. Di
conseguenza, i reggimenti erano considerati come alleati, sotto l’egida
dei Cantoni che mantenevano la responsabilità del reclutamento e dello
inquadramento delle truppe secondo un regime speciale, estraneo al
reclutamento individuale dei mercenari. Queste capitolazioni paragonabili
agli attuali contratti di collaborazione tra imprese
industriali e Stato, rappresentavano per il soldato un vincolo
indissolubile, da onorare fino all’estremo sacrificio della propria
vita. Quanto e come venisse osservato
quest’ impegno, lo confermò Napoleone, affermando testualmente che : <
Les meilleures troupes, celles en qui vous pouvez avoir le plus de
confiance, ce sont les Suisses... Elles sont braves et fidéles >. L’ eliminazione del diritto al bottino, una
innovazione lungimirante e rivoluzionaria per l’epoca,
venne adottata da altri sovrani europei, spianando la strada alle
future convenzioni sui diritti dell’uomo e delle popolazioni non
belligeranti. La sostituzione del mercenariato individualeCon effetto immediato veniva eliminato il reclutamento individuale, sostituendolo con quello collettivo gestito dai Cantoni. Questo nuovo criterio, rapidamente acquisito dalle altre nazioni europee escluso la Russia, tagliò la strada al mercenariato individuale a favore di una gestione unificata delle attività militari, precorrendo la nascita degli eserciti professionisti moderni. Nel
1658, Luigi XIV equiparò le carriere degli ufficiali svizzeri
a quelle degli ufficiali francesi, dando grande slancio al servizio
all’estero. Grazie a questo nuovo riconoscimento il numero di generali
svizzeri al servizio di Francia schizzò oltre le 700 unità. *** La tradizione
militare dei Cantoni svizzeri ha radici lontane. Giulio Cesare nel 58 a.C.
era in grado di affermare testualmente: <… Gli
Elvezi superano con il loro
coraggio tutti gli altri popoli Galli, combattendo una guerra senza tregua
contro i Germani, volta ora a difendere le proprie frontiere, ora a
superarle di slancio…in effetti, una popolazione numerosa, la gloria
delle armi, il loro coraggio rendono angusto un paese, che misura appena
240000 passi di lunghezza per 14000 di larghezza…>, aggiungendo che
nella lunga ed incerta battaglia della Borgogna: <… Dalla settima ora
fino a tarda sera, nessun Elvezio fu mai visto volger le spalle…>. [6]Per molto tempo, gli Elvezi
continuarono a fornire all’ Impero Romano valorosi contingenti
ampiamente impiegati contro i Barbari incalzanti alle frontiere. Questa
tradizione venne sviluppata
nei secoli successivi, divenendo una delle fonti di sostentamento in un
paese scarsamente dotato di ricchezze naturali. A quei tempi, la
cavalleria dominava i campi di battaglia
relegando la fanteria ad un rango di infimo livello. Furono i
Cantoni Svizzeri a rivalutare il ruolo della fanteria, trasformandola in
un corpo di specialisti altamente qualificati nella lotta corpo a corpo.
Selezione accurata della truppa, allenamento fisico e morale spinti
all’estremo, ampio utilizzo delle ultimissime armi bianche e da sparo,
sviluppo di nuove tecniche di lotta in piccole unità mobili affiatate,
portarono la Svizzera a diventare nel primo Cinquecento la maggiore
potenza militare d’ Europa. L’innovazione
consisteva in una formazione di battaglia, il cosiddetto quadrato, dove
gli uomini - armati di picche lunghe fino a 5-6 metri - si schieravano in
file tanto serrate da non consentire il passaggio di un cavallo tra un
fante e l’altro: una sorta di grosso istrice irto di punte capace di
parare con successo l’urto della cavalleria nemica, per poi attaccare le
fanterie della parte avversa con effetti devastanti. La configurazione del
quadrato mette in evidenza il nesso tra apparato militare e struttura
sociale: < una popolazione fatta di montanari e contadini poveri,
accomunati dalla fatica del vivere quotidiano, trova rispondenza sul campo
di battaglia in un corpo massiccio dove tutti i combattenti sono
ugualmente impegnati a far funzionare l’insieme >.Questa tecnica di
combattimento diventò un modello per altre truppe mercenarie, in primo
luogo per i lanzichenecchi, una presenza militare
temibile nell’Europa cinquecentesca, per la ferocia nel
combattimento, nei rapporti con le popolazioni civili e nei saccheggi
delle città vinte. L’imporsi della fanteria è stato considerato il
trionfo della quantità sulla qualità, il trionfo della massa compatta e
numerosa dei combattenti a piedi sul valore individuale dei singoli
cavalieri, con la conseguenza di aumentare in maniera consistente gli
organici di un esercito.Fu la battaglia di Morgarten a
consacrare nel 1315 l’imbattibilità della fanteria svizzera. Leopoldo d’Asburgo aveva concentrato la sua
strategia di attacco su di una cavalleria particolarmente addestrata, ma
venne battuto sul tempo dall’attacco fulmineo ed inaspettato delle
truppe svittesi, che la misero in fuga precipitosa. Secondo la cronaca non
vennero fatti prigionieri; gli austriaci che non riuscirono tra i tanti a
fuggire caddero sul campo o furono lasciati affogare nel lago. Abbandonare
od uccidere un nemico ferito ed arreso, verrebbe considerato oggi
un’esecrabile crimine di guerra passibile di punizioni esemplari. Non era così a quei tempi, quando, secondo l’usanza del pollice verso
di antica romana memoria, il nemico andava sterminato sempre e comunque. La
fama di una fanteria implacabile ed imbattibile e della sua superiorità
venne confermata in due avvenimenti decisivi: nella battaglia di Sempach
del 1386, dove trovò la morte Leopoldo III e due anni dopo in quella di
Naefels del 1388, segnando una tappa cruciale per la Confederazione degli
Otto Cantoni. Sulla base di
questi successi e della comprovata efficacia ed efficienza militare, si
sviluppò un mercenariato, inteso come risorsa e realtà territoriale. Si
stima che nel primo Quattrocento, fossero disponibili ca. 50.000 unità
sul campo, per arrivare alle 250.000 del Cinquecento ed alle 350.000 del
Settecento. Considerato retrospettivamente, il fenomeno rappresenta una
forma di emigrazione coatta, favorita dalle scarse possibilità di
occupazione conseguente alla crisi agricola avanzante ed alla scarsezza di
risorse naturali. A questi fattori oggettivi, si aggiungevano fattori
soggettivi, come il desiderio di guadagno, lo spirito di avventura ed il
desiderio di evasione da realtà locali divenute
insopportabili. Tra i fattori
oggettivi, andrebbe annoverata l’ incentivazione e la spinta esercitata
dalle tesorerie comunali e dal patriziato locale, i quali trovavano in
questa attività una ricca fonte di guadagno diretta ed indiretta, non per
ultimo per le laute pensioni loro versate dagli intermediari, alle spalle
dei coscritti. La
professione del mercenariato, da parte di svizzeri e cittadini di altri
paesi, dilagò rapidamente tra
il Quattrocento ed il Settecento in un Europa dove c’era grande
richiesta di professionisti di arti marziali. Fra i tanti disponibili, gli
svizzeri furono di gran lunga i più ambiti. *** Il servizio
all’estero ( Fremdendienst ) ha rappresentato per i Cantoni durante un
millennio una valvola economica
importante, favorendo l’ emigrazione periodica di uomini da regioni
troppo affollate, in
particolare laddove vigeva il diritto del maggiorasco, verso nuovi lidi.
Il rischio legato alle attività militari era alto ed il singolo soldato
aveva scarse probabilità di
tornare a casa vivo e non storpiato, dato che buona parte della truppa
moriva combattendo o decedeva a seguito delle ferite e
malattie contratte durante il servizio. Non ultima tra le malattie
che minavano la salute ed il morale della truppa c’era la nostalgia,
sindrome patologica molto diffusa tra i militari dell’epoca, da non
confondere con melanconia e tristezza, che rappresentano normali stati
d’animo. [7] Molti di questi rischi sembra
fossero noti ai coscritti, i quali non avevano però altra scelta. Di
regola, l’arruolamento avveniva indipendentemente
dai confini cantonali, creando reggimenti
di 1500-2000 uomini, con un
Comandante responsabile della corresponsione del soldo e dell’osservanza
degli obblighi assunti. Il Comandante del reggimento rappresentava nella
società elvetica tra il XV fino alla metà del XIX secolo la figura
principale del singolo imprenditore ed è paragonabile al moderno Capitano
d’industria. Di regola, i Comandanti rispondevano in solido per la
corresponsione del soldo e vari di essi finirono sul lastrico per
l’insolvenza degli Stati esteri datori di lavoro. Questa situazione
particolare contribuì a considerare i reggimenti alla stregua di proprietà
personali, dando libero adito al nepotismo, gelosie e rancori. La conduzione
delle singole compagnie e del reggimento era centrato sull’indiscusso
prestigio personale del comandante. Oltre alla fama, questi dovevano
disporre di cospicui mezzi finanziari, per sostenere in solido i costi di
gestione delle singole unità militari. Il comandante potrebbe quindi
venir equiparato al moderno
imprenditore di azienda a conduzione famigliare. All’inizio, queste
attività restarono accentrate nelle mani di poche famiglie patrizie, fino
a venir assorbite dalla oligarchia militare cresciuta nel frattempo.Il
progresso tecnologico continuava a sfornare armi sempre più efficaci a
soldati sempre più efficienti, aumentando le probabilità di successo sul
campo. I crescenti successi stimolavano a loro volta lo sviluppo di nuovi
strumenti di guerra avanzati
e così via, in un continuo processo auto catalitico. In sintesi, il
rapporto costo/beneficio delle attività militari fu sicuramente
remunerativo per gli organizzatori e per i detentori del capitale, forse
meno per gli esecutori, che ci rimisero spesso la pelle.
Da un punto di vista storico globale, l’arruolamento
interregionale contribuì al profondo e continuo processo di integrazione
tra le popolazioni dei differenti Cantoni. [8] *** L’effettivo dei reggimenti svizzeri al servizio dei Re di Francia si mantenne per vari anni su una dimensione di circa 2400 ufficiali, sottoufficiali e soldati, per aumentare nel corso del XVIII° secolo, fino a raggiungere le 5.000-10.000 unità, tra soldati, spose, figli, congiunti e compatrioti vari. Il reclutamento di svizzeri nati in Francia da famiglie di militari od ex-militari residenti divenne sempre più frequente, con prevalenza del ceppo francofono e cattolico, rispetto a quello germanico o ticinese. La possibilità di prendere residenza negli immediati dintorni di Parigi ebbe come effetto di diminuire il turnover della truppa, che aveva la possibilità di accasarsi con donne del luogo o di farsi raggiungere dalle spose lasciate in madrepatria. Tutto ciò contribuì ad imborghesire i reggimenti, a scapito della loro iniziale aggressività. Dopo l’abbandono delle vecchie alabarde, dei moschettoni e degli archibugi, avvenuto nel 1690, l’effettivo venne ristrutturato in compagnie più agili, composte da 100 o 200 fucilieri cadauna, alle quali vennero affiancate, nell’ambito dei battaglioni e seguendo l’evoluzione della tecnologia militare, compagnie di granatieri, genieri e cannonieri. Il
prestigio sociale ed i numerosi vantaggi di carattere giuridico,
finanziario, fiscale ed economico goduti dalle truppe residenti in
Francia, influirono
positivamente sul reclutamento delle nuove leve, il quale veniva
incoraggiato in patria dalle famiglie più abbienti. Grazie alla
dura disciplina militare, al contatto diretto con uomini ed avversità sul
campo, all’educazione al comando, al contatto con popolazioni, costumi e
lingue diverse, il servizio veniva considerato un’ottima palestra per la
formazione ed il perfezionamento dei propri figli, i quali una volta
rientrati in madrepatria avrebbero avuto maggiori possibilità di assumere
posizioni di rilievo e di comando nella vita pubblica.Anche questi aspetti
contribuirono alla formazione di una oligarchia militare sempre più
in grado di influenzare in maniera forte il potere politico.
Oggi si stima
che almeno un milione di soldati svizzeri abbia militato sotto i Re di
Francia tra il 1472 ed il 1830 e che almeno 700000 uomini siano periti
nell’espletamento del proprio dovere. [9] *** Già
all’inizio del Cinquecento, Nicolaus von der Flüe aveva ammonito: <
Machen den nit zu wit > < non allargate troppo il recinto…,per
poter mantenere meglio la pace che vi siete così duramente
conquistata…praticate la giustizia…non immischiatevi in dispute tra
stranieri, mostratevi temibili solo verso coloro che cercano di opprimervi
>. Nell’ambito della Riforma continuò e si accanì la
discussione sull’ etica del mercenariato, per la cui abolizione si batté
molto Zwingli, influenzato dal nuovo umanesimo liberale, dal pacifismo di
Erasmo e dal suo pressante richiamo alla concordia fra
cristiani. Nel 1522, rivolgendosi ai confederati di Svitto, Zwingli
affrontò di petto questo spinoso problema, che se da una parte assicurava
lavoro a molti cittadini, dall’altra comportava
dissensi e contrasti di interesse, oltre che indisciplina e
rilassatezza dei costumi. Di qui l’esortazione contro il servizio
militare al soldo di signori stranieri. Dopo secoli di gloria ed
indicibili sacrifici, il popolo elvetico maturò una svolta epocale
dicendo NO a guerra e violenza, di pari passo con l’incremento della
cultura cittadina più avanzata di quella agricola, dello sviluppo di arti
e mestieri e di una progressiva industrializzazione. La neutralità armata
al solo ed unico scopo della legittima difesa venne infine adottata
come nuova strategia di sopravvivenza civile. Nasceva così
passo dopo passo lo Stato Confederale Neutrale, citato ad esempio nel
travagliato dibattito politico dell’Europa dell’Otto-Novecento e che
perdura tuttora. [10] E’ degno di
rilievo il fatto che proprio la Svizzera, punto di riferimento delle
attività belliche del Rinascimento, sia divenuta nell’era moderna
fulcro dei movimenti per la difesa dei diritti civili dell’uomo, culla
di istituzioni umanitarie come la Croce Rossa, sede delle Quattro
Convenzioni di Ginevra per il miglioramento della sorte dei feriti e dei
malati delle forze armate, della protezione delle vittime e dei
prigionieri di guerra (1864,1906,1929,1949 ), della Convenzione sul
divieto e la limitazione dell’impiego di talune armi non classiche
(1980), nonché delle Convenzioni sullo statuto dei rifugiati (1951) e
contro l’inquinamento atmosferico (1979). Per citare solo alcuni esempi
tra le molteplici attività filantropiche delle quali la Svizzera è oggi
portabandiera indiscussa: dai
solchi della terra intrisa del sangue di tante giovani vite recise in
passato, sono spuntate vigorose
le spighe dorate del grano, frammiste a tanti papaveri rossi. Tra
l’altro, è opinione comunemente accettata che la prima Convenzione di
Ginevra del 1864 contrassegni la
nascita del diritto umanitario internazionale, alla base della concezione
moderna di mondo globale delle Nazioni Unite. *** Molti esempi documentano il sacrificio ed a volte il successo dei tanti soldati ed ufficiali, che dedicarono parte o tutta la vita al servizio militare all’estero. Tra i tanti ne citiamo due, che sono strettamente collegati alla storia italiana . 1.Seguendo
l’esperienza della monarchia francese, anche i Borbone affidarono ai
Reggimenti Svizzeri la difesa del loro trono. Questi Reggimenti venivano
inquadrati a volte in formazioni autonome, a volte nell’esercito del
paese ospitante, come fece nel 1788 Ferdinando IV quando, sciolti i
Reggimenti Svizzeri, li incorporò in due <Reggimenti Esteri >. Nell’anno 1787, Emanuele Burckhardt ( francesizzato
in Bourcard ) di Basilea (
1744-1820) (fig.2), dopo aver
trascorso vari anni a Parigi nel 3. Reggimento delle Gardes-Suisses SALIS-MARSCHLINS,
col grado di capitano e la funzione di aiutante del colonnello
Antonio-Ulisse barone von Salis-Marschlins, [11-13]
venne trasferito a Napoli presso
Re Ferdinando IV con il grado di tenente colonnello e la carica di
istruttore capo delle truppe napoletane.[14-15]
Il trasferimento cambiò
in meglio la vita di questo valoroso ufficiale, che dopo aver scalato
tutti gli scalini della gerarchia, nel 1815 assurse alla massima carica
militare del Regno delle due Sicilie, con la nomina a
Capitano Generale con funzioni di Viceré.[16-17]
Il fratello di Emanuele, Nicholas (Niklaus) Burckhardt ( 1746-1818) servì a Parigi nello stesso reggimento come tenente e poi capitano, per rientrare a Basilea e diventare nel 1805 Colonnello Elvetico.[11-13] 2. < La
famiglia Salis, oriunda di Soglio in Val Bregaglia, era già tra le più
cospicue dei Grigioni fin dal secolo XVI. In seguito si era diffusa in
varie parti della Rezia (
Samaden, Seewis, Zizers, Marschlins, Coira ) tanto da avere diritto alla
cittadinanza in 18 Comuni. [18] La
sua potenza economica e di conseguenza la sua influenza politica nella
direzione dello Stato raggiunse il culmine poco dopo la metà del ‘700,
quando al capo riconosciuto del casato, Ulisse Salis-Marschlins, fu
conferito l’incarico prestigioso di rappresentante diplomatico della
Corte di Versailles presso le Tre Leghe. I Salis gestivano il lucroso
appalto delle dogane Retiche, partecipavano a numerose attività
commerciali e industriali,avevano pressoché l’esclusiva
nell’arruolamento dei molti soldati grigioni che militavano al soldo di
vari Stati esteri (Francia,Olanda,Piemonte,Napoli) e in questi reggimenti
ad essi erano riservati i posti di ufficiali.Nei paesi sudditi possedevano
estese proprietà, avevano quasi monopolizzato l’attività commerciale a
Chiavenna ed erano spesso titolari delle cariche, da cui traevano cospicui
redditi >.
BIBLIOGRAFIA [1]
Alexander Pfister < Jörg Jenatsch sein Leben und seine Zeit >Verlag
Buendner Monatsblatt,Chur 1991 [2]
Alexander Pfister < Jörg Jenatsch Briefe > Terra Grischuna
Buchverlag, Chur 1983 [3] Michel Rochat < Drapeaux Flammés des Regiments suisses au Service de
France > Ed. Delachaux et Niestlé S.A. Lausanne-Paris, 1994 ;
ISBN 2-603-00939-7 [4]
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historique de Rueil-Malmaison 1988, ISBN
2-907933-00-0 [5]
Jean Renè Bory < Le sang e l’or de la renaissance> Ed.
Delachaux et Niestlè S.A. Neuchâtel-Paris 1978, 1985 ; ISBN
2-603-00180-9 [6] Giulio
Cesare < De Bello Gallico >, Libro I, cap.26 [7] J.Hofer <Disssertatio medica de nostalgia oder Heimweh >, Basileae 1688 ; Nuova Edizione : < Dissertatio curioso-medica de nostalgia-vulgo:Heimweh oder Heimsehnsucht > Basileae 1745; Antonio Prete < Nostalgia > Raffaello Cortina 1992 [8] Jérome Bodin < Les Suisses au Service de la France > Editiòns
Albin Michel, Paris 1988 [9] Heribert Kueng < Glanz
und Elend der Soeldner > 1993, Desertina Verlag, CH-7180 Disentis [10] Emilio R. Papa
< Storia della Svizzera > Bompiani, 1993 [11] August Burckhardt: < Basler in fremden Diensten >, Basler
Neujahrsblatt nr. 95 (1917) [12] Theophil Burckhardt-Biedermann, Basler Jahrbuch 1883 [13] Hans Adolph Voegelin: <Militaers in fremden und einheimischen
Diensten>,pp.225-230, in <CKDT (Basel) Streiflichter auf
Geschichte und Persoenlichkeiten des Basler Geschlechtes Burckhardt>,Herausgeberin:
Burckhardtsche Familienstiftung, 1990 Buchverlag Basler Zeitung, 4002
Basel. [14] Carlo
Knight: <Emanuel De Bourcard, generalissimo svizzero al servizio di
Ferdinando IV di Borbone>, Atti della Accademia Pontaniana, Napoli,
vol. XL, pp. 1-33 (1991) [15] Carlo
Knight: <Un Generale Svizzero al Servizio dei Borbone> in
< Sulle orme del Gran Tour- Uomini Luoghi Società del Regno
di Napoli > Electa Napoli,
pp. 41-65 (1995) [16] Bruno J.R Nicolaus < Un Capitan Generale protestante alla cattolicissima Corte del Regno delle due Sicilie >, La Rassegna d’Ischia 2/2003; La Gazzetta Svizzera 34/nr.6 (giugno 2003) .[17]
Bruno
J. R. Nicolaus <
A protestant Swiss commander-in-chief at the very observant catholic court
of the Kingdom of Naples and both Sicily >; < Ein reformierter
Schweizer Kommandant am streng katholischen
Hof vom Koenigreich beider Sizilien > online: www.brunonic.org [18]
Sandro Massera <Napoleone Bonaparte e i Valtellinesi - Breve storia
di una grande illusione> |
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