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Bruno
J.R. Nicolaus
“Malattie
molecolari, la maledizione del terzo millennio”
Riflessioni sull’esplosione planetaria delle malattie molecolari e sulla loro influenza sulla sopravvivenza della razza umana. [1] Gazzetta Svizzera, 33/nr.2 (2002) Molti
decenni dovevan trascorrere, prima che una visione più equilibrata
potesse far breccia, sintetizzata da Giovanni Cassano, con le seguenti
parole[2]:
“…la melanconia, il dolore morale, la sofferenza psichica sono
da sempre attribuiti alle sfere più elevate dell’uomo:
allo spirito, al cuore, all’anima.
Ripugna alla nostra formazione umanistica, alle nostre concezioni
idealizzate sull’individuo, il pensiero che la chimica ( - sostanze
presenti nel cervello o farmaci - ) possa modificare la nostra visione del
mondo, il nostro modo di essere”. Mentre
gran parte della gente sia ovunque consapevole che il nostro organismo è
soggetto ad usura, che cuore, intestino, fegato, reni, polmoni, occhi,
ecc. posson guastarsi fino all’estremo bisogno, quando possibile, di
venir sostituiti, la maggioranza di noi rigetta
l’idea che il cervello non sia che un organo come gli altri, che
le malattie mentali abbian radice biochimica. E
non riconoscendo in tempo la vera natura del male, tanti malati si
rivolgeranno a terapie inadeguate o a droghe illecite:
vano sforzo di allontanare da sé sofferenze ed incubi tormentosi. Partendo da queste premesse, mi è parso utile presentare
un’interpretazione chimica dei tanti malanni che affliggono il cervello.
Da
quest’approccio è nata un’ipotesi affascinante:
svariate psico- neuropatie e turbe del comportamento raggruppate in
una classe nuova, ad eziopatogenesi simile:
quella delle malattie molecolari. Le malattie molecolari son causate dall’azione indebita di agenti esterni chimici e fisici sul nostro organismo. A questo riguardo, mi ha affascinato per la sua ingenuità un proverbio tramandato verbalmente da un vecchio popolo africano, i Mali. Esso recita:
Per spiegare l’origine della peste che aveva funestato Atene, Lucrezio sostenne che dal materiale contagioso e dalla putredine esalano minutissimi germi (semina) che ammorbano l’aria, l’acqua e i cibi e fanno ammalare color i quali vengon a contatto con essi. Fracastoro, riesumò Lucrezio, concludendo che i germi che causano le malattie son suscettibili di autoriprodursi (seminaria consimilia sibi alia generant et propagant)[3]. Nel
1840, Jakob Henle formulava l’ipotesi che “la materia del contagio non
solo è organica, ma viva, dotata di vita individuale, e il suo rapporto
con il corpo malato è quello di un organismo parassita.
L’uomo
vive oggi in un ambiente modificato dal punto di vista biochimico. Basti pensare alla composizione media della biosfera di cento
anni fa e paragonarla a quella di oggi, pullulante di milioni di molecole,
la maggior parte delle quali a struttura ed attività biologica ignote.
Non è da trascurare infine l’azione delle radiazioni prodotte
dall’uomo sul sistema nervoso centrale e altri organi vitali. Le
riserve idriche del pianeta son contaminate in numero crescente da metalli
pesanti, scorie velenose, pesticidi, sostanze chimiche usate in
agricoltura e da prodotti della grande industria.
L’aria viene inquinata dai fumi delle ciminiere di milioni di
abitazioni ed industrie, dai gas di scarico dei motori a scoppio, mentre
gli oceani si apprestano a divenire un cimitero di flora e fauna ittica.
Sempre di più, si delinea una massiccia aggressione bio-ecologica
al cervello, per varietà e moltitudine degli agenti patogeni, per loro
interazione, per maggior vulnerabilità degli organismi, tendenti a
progressivo invecchiamento. Nel
primo secolo a.C, Plinio aveva intuito quanto il piombo potesse esser
nocivo, mentre cercava di dissuadere i suoi concittadini dall’uso dei
“dolci cristalli di Saturno”, per dolcificar cibi e bevande.
Ottenuti fermentando il vino in giare rivestite di lastre di
piombo, i cristalli altro non erano che acetato di piombo allo stato puro. Dolci e piacevoli al sapore, mortali alla lunga per reni e
cervello. Il saturnismo decimò
poco a poco l’aristocrazia e le legioni romane, contribuendo alla caduta
dell’impero. Plinio mai
avrebbe potuto immaginare, che nonostante la dura lezione impartita da
Saturno, l’uomo avrebbe continuato ad avvelenare il mondo vivente col
piombo. Questa volta sotto forma di piombotetraetile, “il
dolcificante della benzina”. Un’altra
minaccia riguarda le catene alimentari.
Consumando pesci pescati in laghi o in corsi d’acqua alimentati
da precipitazioni acide o inquinate da scarichi industriali, veniamo
esposti a concentrazioni eccessive di piombo, alluminio, mercurio, cadmio,
nichelio ed altri metalli pesanti. Le
acque acidificate posson inoltre dissolvere il piombo delle condutture e
costituire così fonte ulteriore di saturnismo.
È stato confermato da studi epidemiologici che livelli ematici di
piombo superiori alla norma in varie metropoli, son correlabili ad un
significativo abbassamento del QI nella popolazione scolare. L’attuale
disponibilità di una grande varietà di droghe per alterare l’umore e
lo stato d’animo non ha precedenti.
Molto sappiamo sugli effetti nefasti di alcool, cocaina, anfetamino
simili, eroina e altri oppiacei, hascisc, nicotina, LSD, ed altri
alcaloidi. Malattie
come la peste, la sifilide, il colera, il vaiolo, il morbillo, la
scarlattina, la tubercolosi, la malaria, la poliomielite han decimato
l’umanità. A queste piaghe si son sostituite o talora aggiunte oggi le
malattie molecolari. L’accostamento
tra germi viventi, molecole patogene e radicali liberi non è solo
formale, ma significativo sotto vari aspetti. Il
contagio chimico avviene, come per batteri e
virus per via orale e topica (epidermide, mucose, congiuntiva)
attraverso l’aria, l’acqua, il suolo, i cibi, le bevande. Alla
stregua dei germi, molte molecole patogene e radicali liberi vengono
inattivati a caldo (sterilizzazione) per filtrazione molecolare
(ultrafiltrazione) o per interazione con altre sostanze attive
(disinfettanti). È
anche verosimile ipotizzare sinergismo di azione tra germi viventi e
“germi chimici”. Molte
droghe pesanti compromettono il sistema immunitario accelerando il salto
ad AIDS conclamato in pazienti sieropositivi; i grandi fumatori soffrono
di infiammazioni croniche delle vie respiratorie dovute all’azione
tossica dei prodotti di combustione del tabacco:
in questi individui facilmente si instaurano superinfezioni
batteriche, virali e fungine, talvolta ad esito nefasto; molte molecole e
radicali presenti nell’aria dei grandi centri urbani (SO2, SO3,
ozono, NO, NO2, ecc.) sono irritanti per la congiuntiva
dell’occhio e le vie aeree e le predispongono ad infezioni batteriche e
virali; alcuni derivati piridinici presenti nei pesticidi sono tossici per
le cellule dopaminergiche cerebrali e sarebbero responsabili del
successivo instaurarsi del Parkinson; arrivando in eccesso al cervello
l’alluminio indurrebbe modifiche strutturali di talune proteine,
facilitando il successivo sviluppo di Alzheimer Un altro caso degno di nota riguarda il fumo passivo, responsabile di gravi patologie in non fumatori. In questo caso l’agente chimico tossico viene trasferito dal fumatore ad altri individui vicini: una sorta di contagio per via respiratoria, analogo alla diffusione di infezioni batteriche e virali come influenza, tubercolosi, ecc. Questi veleni che assorbiamo attraverso l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo danneggiano l’organismo raggiungendo il cervello ed altri organi vitali, interagendo con altre sostanze, scatenando vere e proprie malattie molecolari: patologie queste non causate dai germi viventi di Koch e Fracastoro, bensì da agenti chimici o dall’insieme dei due. Tra
i tanti agenti chimici patogeni, possiamo mettere in risalto 4 classi: -
i metalli pesanti (Pb, Al, Cd, Ni, Hg, Sn, Zn, Fe, ecc.) -
svariate molecole organiche naturali e sintetiche di uso
comune (farmaci, pesticidi, additivi alimentari, droghe lecite ed
illecite, ecc.). -
frammenti organici da combustione di carbone, idrocarburi, tabacco ed altri derivati
organici (p.e. rifiuti). -
i prioni (proteine non dotate di genoma) Per millenni, le pestilenze han dominato ed afflitto il nostro passato. Sembravan scomparse. Sconfitte, sgominate per sempre. Eppure son ricomparse, travestite in manti moderni, forse più forti, sicuramente più infide. La
malattia si esprime nei mille e mille malanni che affliggono il mondo
vivente: piante, uomini e
bestie. Non
c’è vita senza malanni. Come dire che vita e malattia abbian radice
comune, indissolubilmente legate allo stesso destino.
Assieme ai nostri malanni, il futuro è già programmato nel nostro
genoma. La è vita un
susseguirsi di eventi felici e infelici, molti dei quali già scritti,
altri abbandonati al gioco del caso.
Gli
antichi rifiutavan l’idea che le malattie avessero afflitto l’uomo fin
dalla sua comparsa sulla terra: secondo Esiodo:
“la razza umana viveva sulla terra appartata
e al riparo dalle pene, dalla dura fatica, dalle dolorose malattie
(noûsoi) che recan la morte agli uomini. Eppoi giunse Pandora.
Platone razionalizzerà il mito dell’età dell’oro, affermando che la
maggior parte delle malattie vengon causate da lusso, pigrizia ed
alimentazione abbondante e raffinata.
In epoca moderna, al mito della degradazione storica della vita si
sostituirà l’idea di progresso, nella sua accezione assoluta
sicuramente non meno illusorio. L’uomo, liberato dalle catene di
Prometeo, iniziava un lungo e tortuoso cammino: dalle tribù dell’era
neolitica, alle città della Grecia classica, dalle province dell’impero
romano fino ai primitivi ospitali medioevali, fu tutto un brulicar di
stregoni, sciamani, ciarlatani, guaritori, filosofi e pseudoscienziati
accomunati dal tentativo di esorcizzar dolore e malattia. Ed oggi? Quasi
duemila anni dovevan passare finché, nel 1715 a Leida, Boerhaave potesse
confermare che era giunto il momento di voltar pagina:
“Dobbiamo considerare come vietate quelle ragioni metafisiche in
cui tanti filosofi si sono smarriti e
limitarci ai risultati ottenuti e confermati per via sperimentale.
Abbandoniamo la metafisica, andiamo verso la fisica:
solo allora cominceremo a conoscere i veri caratteri della natura
che sinora abbiamo ignorati”. Dimenticare
Ippocrito, allora? L’ansia di un futuro incalzante può indurci a trascurare il passato eppure “il futuro ha un cuore antico” scriveva Carlo Levi: anche se dimenticato, ci porterem dietro quei vecchi retaggi, oramai radicati nella nostra cultura. Lo
stimolo del dolore ha valenza universale. Da dolore nasce sofferenza
differente da individuo a individuo.
Da qui nascerà il tentativo ancestrale di rimediare al dolore.
Sedazione ed automedicazione saranno fenomeni intimamente connessi
della storia passata e presente, fino a sfociar nell’impiego di droghe
pesanti. Automedicazione,
sedazione di dolore e sofferenza, paradisi artificiali sono approcci
predeterminati dalle strutture neuronali:
sono una delle espressioni della cultura dell’inganno, creata
dall’homo sapiens
per ingannare se stesso. Nei
paesi industrializzati, la principale causa di morte al di sopra dei
trent’anni è rappresentata dalle patologie connesse
all’invecchiamento e sarebbero proprio questi
i veri responsabili, secondo la teoria dei radicali liberi. L’invecchiamento
viene interpretato come conseguenza di reazioni chimiche le quali insieme
a circostanze ambientali e genetiche inducono nell’individuo alterazioni
letali. Pertanto, dovrebbe
essere possibile prolungare l’aspettativa di vita del singolo,
rallentando l’innesco delle reazioni radicaliche o diminuendo la
lunghezza delle reazioni a catena con diminuzione dello stress ossidativo.
Le reazioni radicaliche avvengono nei liquidi biologici, nelle
cellule, nei tessuti. I radicali liberi derivano da normali reazioni
enzimatiche e non enzimatiche. Grazie
alla loro estrema reattività tendono
a reagire con una varietà di altre strutture (p.e. proteine, carboidrati,
ecc.) presenti nell’organismo: da
ciò deriva la loro pericolosità. Tra
le principali malattie ad esito spesso nefasto alle quali viene attribuita
una genesi radicalica, citiamo a titolo esemplificativo: -
varie forme tumorali neoplastiche (azione mutagena dei radicali liberi sul DNA) -
l’arteriosclerosi (interazione di cellule endoteliali con lipoproteine a bassa densità LDL
ossidate da radicali liberi) -
l’ipertensione essenziale (azione del radicale O-2•
a livello dell’endotelio). -
l’amiloidosi (azione ossidativa radicalica su APP-amyloid precursor protein), -
l’immunodeficienza senile (diminuzione delle difese immunitarie) - il morbo di Parkinson (perossidazione dei lipidi di membrana con deficit dei neuroni dopaminergici a livello substantia nigra). Il cervello è caratterizzato da elevata concentrazione di lipidi, alto consumo di ossigeno e modesta presenza di enzimi antiossidanti. Il cervello contiene una notevole quantità di ferro sotto forma di complessi proteici (ferritina, neuromelanina, ecc.), che, se liberato impropriamente può catalizzare la genesi di radicali liberi ossigenati, alla base dello stress ossidativo. Nel laboratorio chimico del cervello, una miriade di composti, taluni altamente reattivi, vengono formati, trasformati, escreti senza sosta apparente. Il cervello è una fucina nella quale sostanze chimiche dalle strutture più disparate si avvicendano con finalità ben precise, tenute al guinzaglio da schiere di enzimi: un organo nel quale l’ordine regna sovrano. Il cervello è però anche l’organo col più alto consumo di ossigeno e col più alto turnover di radicali liberi, fonte di reazioni improvvise ed inaspettate: a volte di metaboliti aberranti. Agenti chimici e fisici, provenienti dall’ambiente inquinato nel quale viviamo, possono innescare nell’organismo reazioni chimiche anomale.
[1] Nota letta davanti all’assemblea dell’Accademia Pontaniana, Napoli il 28 Giugno 2001. [2] Giovanni B. Cassano “ E liberaci dal male oscuro” Longanesi (1993). [3] Pietro Omodeo “ Alle origini delle scienze naturali (1492-1632)” Rubbettino (2001): [4] Andrebbe verificato sperimentalmente se in individui colti da irrefrenabili raptus di violenza omicida (amokläufer) non siano rilevabili (urine, plasma, cervello) alcaloidi allucinogeni derivati da metabolismo aberrante delle catecolamine. In caso affermativo si tratterebbe di pazienti affetti da malattie molecolari e non di assassini nel temine giuridico della parola.
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