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Bruno J.R. Nicolaus e Giorgio Tangorra, La vita cosa è, cosa fa – alcune riflessioni, Nota presentata all’Accademia Pontaniana, Napoli, Giovedì 19 Dicembre 2002 *)
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Superate le schermaglie tra evoluzionisti e creazionisti, la
cultura moderna ha oramai
accettato la teoria
dell’evoluzione, pur restando irrisolto
il teorema di cosa sia la vita stessa (stato di vita) e quali siano le sue
origini. Più accessibile, seppur controversa, appare invece una
definizione esauriente di cosa faccia la vita. Nella presente nota, noi proponiamo un
approccio multifattoriale per
definire cosa faccia la vita,
basato sull’applicazione di dieci parametri, i quali permettono di
discriminare tra esseri viventi e non viventi. Sul
nostro pianeta,la vita si basa sulla chimica del carbonio e viene definita
come <uno stato comune della materia presente sulla superficie
terrestre e negli oceani, formato
da combinazioni complesse di quattro elementi principali (carbonio,
idrogeno, ossigeno, azoto) oltre a zolfo,
fosforo e tracce di altri
>.Questa definizione è insoddisfacente, non essendo in grado di
spiegare la differenza che c’è tra una semplice provetta ripiena di
agenti chimici alla rinfusa ed un organismo vivente, il quale è composto
dagli stessi agenti in forma
altamente organizzata. Le proteine dei viventi non sono semplici sequenze
di aminoacidi combinati a caso, bensì vettori di informazioni codificate
secondo specifiche sequenze e conformazione delle catene polipeptidiche. Nè
un organismo può venir
considerato vivente, solo perché formato da proteine, acidi nucleici ed
altre macromolecole. In analogia, noi siamo in grado di distinguere tra un
rumore, formato da un’accozzaglia di frequenze sonore, ed una melodia
musicale, nella quale varie frequenze si succedono secondo regole
estetiche precise, fino ad arrivare alla grande musica polifonica ed
orchestrale. La
definizione di vita è quindi legata
a quello che fanno gli organismi viventi, in contrapposizione a
quelli morti. Per venir definito vivente, un organismo deve soddisfare i
dieci assiomi seguenti, nessuno escluso:
1. rivestono una forma definita e costante ; 2.
sono costituiti da unità fondamentali (cellule),
affini per struttura e funzione;
3.posseggono la proprietà di costruirsi e mantenersi a spese delle
sostanze chimiche e dell’energia, che
ricavano dall’ambiente; 4
.mantengono rapporti continui col mondo esterno (scambio di informazioni)
e sono in grado di reagire a
determinati stimoli; 5.
salvaguardano l’informazione genetica nell’ambito di ciascuna specie; 6.
non sono perenni, dato che ciascun individuo è destinato a scomparire a
conclusione di un ciclo vitale predeterminato, dando vita ad altri
individui (orologio biologico) ;
7.
tendono alla massima diffusione possibile ; 8.
tendono all’aumento di organizzazione e complessità a spese
dell’energia dell’ ambiente; 9.
sono sensibili a vari parametri ambientali (temperatura, radiazioni,
pressione, ecc.) e la vita
è solo possibile in un ambito di temperature ben definito.
10. I
viventi si generano sempre e solo da viventi; La
salvaguardia dell’informazione genetica (par.5) permette di conservare
l’informazione sfidando l’incremento generale del caos (entropia),
grazie ad un complesso
sistema digitale, quale è quello cromosomico. Questo, a differenza delle
nostre tecnologie elettroniche basate su due alternative
1 e 0, ne adotta ben
quattro: A, G, C, T
(Adenosina, Guanina, Citosina, Timina),
le quali rappresentano
le lettere del linguaggio digitale dei viventi. Questo linguaggio ha
dimostrato una stupefacente capacità nel conservare accuratamente i
caratteri ereditari delle singole specie, nel permettere, visti gli ordini
di grandezza dei fenomeni, mutazioni spontanee di tipo quantistico, nel
difenderli dagli agenti esterni più svariati, nel renderli capaci di
procurarsi l’energia dall’ambiente (par 3, 4), nel cercare l’
ambiente più idoneo e nel moltiplicarsi al massimo (par 7). Forse
per la prima volta nella storia del Cosmo, ci si trova di fronte alla
capacità da parte di alcune catene molecolari di perpetuarsi
a spese dell’energia captata dall’ambiente circostante,
salvaguardando le informazioni necessarie alla formazione di individui
successivi. Si tratta di una sorta di sfida all’universale tendenza
all’incremento di disordine ed entropia, che ha trovato il massimo
trionfo nella mente umana, con la sua capacità
di coordinamento razionale e di slancio creativo, fino alla
conquista dell’autocoscienza. Molti
biologi ritengono che la sintesi della vita da materiale inanimato sarà
realizzabile nel prossimo futuro, facendo cadere le ultime frontiere tra
mondo animato ed inanimato. Questo
obiettivo non è stato finora raggiunto, nonostante si conosca parecchio
sulla struttura delle cellule e siano disponibili i
mattoni biochimici necessari al loro assemblaggio. Altri scienziati considerano
la sintesi della vita in provetta un evento improbabile, a causa della
complessità della materia vivente, frutto di un processo evolutivo durato
miliardi di anni. Il voler ripetere questo processo in laboratorio in
tempi brevi e con approccio puramente casuale appare perlomeno improbabile
ed è quindi difficile predire
per quanti anni resterà ancora in auge il classico assioma : <Viventes
Viventibus Generantur> (par
10).
Dai quark alle galassie e dai batteri agli ecosistemi planetari, la
natura tende a maggior complessità ed organizzazione:
le particelle atomiche in atomi e molecole; queste in
monomeri e polimeri quindi in strutture ed organismi
pluricellulari, che a loro volta daranno luogo a sistemi sociali ed ecologici. La
nascita in tempi così brevi di questa pluralità di organismi e strutture
riduce la casualità dell’evoluzione ed altera le possibilità di
variazione a favore di esiti coordinati e coerenti, capaci di far
prevalere l’ordine sul caos. *)
cfr: Bruno J.R. Nicolaus e
Giorgio Tangorra, Dalle
stelle al pensiero, Atti
Accademia Pontaniana, Napoli vol
LI (2002), in stampa; Testo inglese online:
www.brunonic.org /main topics/ From the stars to the thought. Per
ulteriori domande prego rivolgersi a: bruno.nicolaus@virgilio.it
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