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INVECCHIAMENTO
CEREBRALE, NEURO E PSICOPATIE: GENESI E SVILUPPO ALLA LUCE DELLA CHIMICA
PATOLOGICA[1]
Newton
sviluppò i suoi studi sulle leggi fisiche, nella convinzione profonda
dell’estrema semplicità della natura. La
biochimica e le scienze biologiche moderne confermano, come gli stessi
criteri di semplicità siano anche alla base dei fenomeni della vita. I
sistemi biologici, perfino i più complessi, sono formati da sequenze di
moduli semplici e simili, opportunamente collegati. Essi possono andare
dalle unità meno differenziate di organismi primitivi come le spugne, a
singoli organi del nostro corpo come il fegato e la milza, fino a
strutture altamente specializzate come il cervello dei mammiferi. In tutti
questi sistemi, dal più semplice al più complesso, i moduli posseggono
struttura architettonica e sono formati da cellule. Cellule le più
disparate, la cui anatomia rispecchia diverse funzioni. I
nostri comportamenti obbediscono alle strutture del nostro cervello, il
quale si rispecchia nella biochimica e biofisica dei neuroni, dai quali è
composto. Nonostante
la loro diversità, le varie cellule nervose son costruite seguendo le
tracce di un singolo piano di base, il quale rispecchia un’architettura
analoga a quella di altre cellule del corpo. I neuroni posseggono la
capacità di comunicar tra di loro e con altre cellule, come quelle dei
muscoli e delle ghiandole, con rapidità e precisione perfino a grande
distanza. Questi
neuroni parlan tra di loro un linguaggio elettrochimico ed il pensiero
cosciente, massima espressione dell’attività cerebrale, si realizza
tramite una fittissima rete di collegamenti neuronali. Oltre cento
miliardi di neuroni, forse non tutti operanti, tanti quante sono le stelle
che brillan sopra di noi nella via lattea, pulsano nel nostro cervello e
son collegati tra loro e con le altre cellule, attraverso innumerevoli
sinapsi e circuiti. Di
questo raffinato linguaggio noi conosciam poche voci quanto mai
elementari. Tra queste, i neurotrasmettitori responsabili delle
comunicazioni intra ed intercellulari, come dopamina, serotonina,
noradrenalina, acetilcolina, GABA, ecc. Da questi scaturisce e prorompe
una cascata impetuosa di reazioni chimiche ed informazioni;
dall’attivazione di questi circuiti elettrochimici e dal loro buon o
cattivo funzionamento derivano il pensiero e le emozioni, la tristezza, la
gioia, l’ansia, l’angoscia, la paura, l’entusiasmo, l’amore ... Ovunque
si volgan gli occhi nel mondo degli esseri viventi od inanimati, avvengono
reazioni chimiche. Le piante e certi batteri fissano l’energia solare,
sintetizzando da materiali molto semplici sostanze organiche complesse e
ad alto contenuto energetico. Altri organismi viventi decompongono in
strutture più semplici questi materiali complessi, sfruttando l’energia
in essi contenuta. Senza sosta, in ogni cellula vivente si alternano e
susseguono processi chimici intensi: processi riduttivi, ossidativi,
idrolitici, demolitivi, sintetici ed altri. La composizione chimica del
pianeta è improntata alla massima semplicità: una novantina di elementi
di cui solo pochi preponderanti; ancor più semplice è quella degli
esseri viventi. L’architettura
biochimica del regno animale e vegetale è basata su pochi pilastri: il
carbonio, l’ossigeno, l’idrogeno, l’azoto, un po' di zolfo, un po'
di fosforo, di cloro, calcio, magnesio ed altri metalli e metalloidi in
tracce infinitesimali. Questo
sparuto drappello si ramifica in una miriade di composti molecolari,
svariati nella loro struttura eppur semplici nella loro composizione
elementare: quelli a base di solo carbonio, idrogeno: gli idrocarburi;
quelli a base di carbonio, idrogeno, ossigeno: i tetrosi ( i più semplici
tra i carboidrati), i pentosi, gli exosi, i saccaridi, i polisaccaridi, i
grassi; quelli a base di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto: gli
aminoacidi, i peptidi, i polipeptidi, le proteine, gli acidi nucleici e
poi le lipoproteine, le fosfolipoproteine, gli alcaloidi, e così via. Gli
esseri viventi posseggono una caratteristica unica: quella della
riproducibilità. Tutta la materia vivente vive in perenne agitazione, per
cui le cellule e le molecole che la costituiscono vengon periodicamente
demolite, eliminate e sostituite da nuove unità perfettamente identiche. Un’altra
delle caratteristiche più salienti di questa architettura è la
specificità di azione delle singole strutture ed il ferreo rapporto tra
struttura chimica ed attività. Vi son composti dotati di attività
biologica ben precisa, spesso riscontrabile in specie animali e vegetali
collegate filogeneticamente. Basti pensare agli ormoni, ai polisaccaridi,
alle proteine ed al loro ruolo essenziale in tutti gli esseri viventi. La
stupefacente varietà di forme viventi e l’individualità dei vari
organismi posson venir ricondotte all’individualità di alcune
macromolecole come le proteine. Eppur queste non sono che combinazioni e
permutazioni di una ventina di aminoacidi (i mattoni della materia
vivente): sempre gli stessi da svariati milioni di anni. I
protidi, i glicidi, i lipidi, le tre gran classi dei nostri alimenti, si
trasformano in tutti gli organismi, attraverso poche reazioni, in anidride
carbonica (CO2) ed acqua (H2O). Il meccanismo di produzione ed
utilizzazione dell’energia da parte delle cellule è lo stesso nelle
tante specie animali, dai protozoi fino ai mammiferi: “natura
enim simplex est”. Nell’impiego
dei vari idiomi umani, scritti e parlati, avvengono errori. Errori di
grammatica, di sintassi, scambi di parole, errori ortografici o di
pronunzia, i quali spesso snaturan il significato di scritti e discorsi. Errori
che possono trarre in inganno i più edotti. Nonostante la sapiente
architettura, anche il cervello è soggetto ad errori: errori di
trasmissione, conduzione, trascrizione, codificazione, memorizzazione,
errori di fissazione e di richiamo della memoria e tantissimi altri. A
volte sbagli inconsciamente voluti per svariati e reconditi motivi, per
far cader nell’oblio ricordi ed esperienze spiacevoli, per cancellare
quanto non più desiderato. Avviene anche l’opposto: il cervello che per
errore o per scelta dimentica quanto faticosamente appreso, il cervello
che non riesce a ricordare, che precipita nei fondi baratri
dell’amnesia, il cervello che inganna se stesso sotto la spinta delle
sostanze tossiche alle quali lo sottoponiamo. L’alcool,
il fumo, il caffè, le droghe, gli inquinanti ambientali, i fumi dei gas
di scarico dei motori a scoppio, delle ciminiere industriali,
l’alimentazione incongrua ed infine i tanti farmaci assunti per motivi
diversi nel corso degli anni contribuiranno all’involuzione del cervello
ed all’insorgenza di varie psico e neuropatie: dal parkinsonismo, al
morbo di Huntington, all’epilessia, alla miastenia grave, alla malattia
maniaco-depressiva, alla schizofrenia, alle demenze, al morbo di
Alzheimer, alla nuova demenza atipica (NAD, new atypical dementia), ecc. “...
La melanconia, il dolore morale, la sofferenza psichica sono da sempre
attribuiti alle sfere più elevate dell’uomo: allo spirito al
“cuore”, all’anima. Ripugna alla nostra formazione umanistica, alle
nostre concezioni idealizzate sull’individuo, il pensiero che la chimica
(- sostanze presenti nel cervello o farmaci -) possa modificare la nostra
visione del mondo, il nostro modo di essere” (Giovanni B. Cassano,
1993). Eppure
in svariati casi sono state trovate possibili correlazioni: nel morbo di
Parkinson un deficit di dopamina e neuromelanina a livello Substantia
Nigra Zona Compacta (SNZC), nella malattia maniaco-depressiva un
deficit di serotonina, nella demenza tipo Alzheimer la formazione di
precipitati di proteine betaamiloide abbinati a disturbi dei meccanismi di
difesa antiossidativi e tanti altri verosimili collegamenti. In
questo saggio, verranno messe in evidenza le analogie strutturali e
biogenetiche tra vari neurotrasmettitori sintetizzati nelle cellule
nervose e svariati alcaloidi indolici ed isochinolinici psicoattivi. Gli
uni metaboliti del mondo animale, gli altri di quello vegetale. Origini
e finalità differenti tra composti chimici simili
strutturalmente seppur disgiunti da attività biologiche diverse.
Due mondi, quello vegetale e quello animale, che si scontran nel cervello
dando luogo ad un esplosivo turbinio di effetti. Nel
saggio, verrà discussa la capacità del cervello di sintetizzare
metaboliti aberranti di catecolamine, con formazione
di composti psicoattivi, strutturalmente correlati ad alcaloidi
ischinolinici ed indolici. Verrà
anche valutato l’effetto di questi metaboliti aberranti sul
comportamento e sull’insorgenza di eventuali “malattie molecolari”.
In
questo studio viene anche formulata un’ipotesi chimica sulla genesi di
alcune psico - e neuropatie e sull’insorgenza di forme demenziali
atipiche (NAD, new atypical dementia). Agenti
chimici e fisici, provenienti dall’ambiente altamente inquinato nel
quale viviamo, possono innescare nell’organismo, direttamente od
indirettamente, reazioni chimiche anomale prevalentemente radicaliche. Da
queste seguiranno a cascata processi degenerativi, a volte irreversibili,
e di conseguenza varie forme di demenza, psico-neuropatie ed eventuali
turbe del comportamento. Alla
luce delle attuali conoscenze, appare verosimile che l’interazione tra
cervello ed agenti chimico-fisici esogeni ed endogeni, possa determinare
alterazioni della normale neurochimica, innescando reazioni chimiche
abnormi e conseguenti modifiche delle funzioni dell’organo. Ciò
porta inevitabilmente a riconsiderare i limiti tra normalità e follia e
quindi tra comportamenti accettabili e comportamenti rifiutati. Quei
limiti tra il normale ed il patologico, i quali tendono a sfumarsi,
alterando i classici schemi della psichiatria e le buone regole del vivere
sociale tradizionale. La
sfumatura tra il normale ed il patologico, tra l’ordine e il disordine,
tra il bene ed il male, ha la sua interfaccia a livello molecolare: un
cervello brulicante di una miriade di molecole strutturalmente simili
eppur dotate di funzioni biologiche a volte simili, a volte diverse, a
volte addirittura opposte. Un
gruppo chetonico invece di un idrossile, un legame saturo al posto di uno
insaturo, costituiscono l’enorme divario tra i sessi, tra femmina e
maschio; un gruppo metilico, uno metossilico e qualche altro semplice
costituente, quello tra follia e normalità. Da
queste considerazioni, emerge il quadro inquietante di un cervello
mutevole e plastico, di un turbinio di neuroni e sinapsi in agitazione
perenne tra passato e presente, in continuo movimento, adattamento ,
concatenamento: il quadro di un organo, soggetto a composizione perenne di
nuovi sistemi e strutture. Un organo che si autoplasma senza sosta,
creando il presente, immagazzinando il passato, prospettando il futuro. Mentre
l'uomo conosce da molto tempo le funzioni di buona parte degli organi del
corpo umano ed animale, poco sa ancora del cervello e delle diverse parti
di esso, nonostante i grandi sforzi degli ultimi 500 anni. Ad
esempio, sebbene oggi si conosca in via generale il comportamento del
talamo, del corpo striato e del cervelletto, siamo ancora lontani dal
comprenderli a fondo, così come non c'è sufficiente consenso sulle
funzioni dell'ippocampo. Maggior
consenso è stato raggiunto sulla funzione dell'ipotalamo che rappresenta
la principale ghiandola, dove i vari peptidi agiscono come releasing
factors (fattori di rilascio) o inhibiting
factors (fattori di inibizione) degli ormoni dell'ipofisi anteriore e
sembra accertato che l'asse ipotalamo-ipofisi sovraintenda alle funzioni
del sistema endocrino ed immunitario oltre che a quelle del sistema
cardiovascolare, respiratorio, gastrointestinale ed ai sistemi che
regolano l'equilibrio elettrolitico. L'analisi su quanto poco si sappia a
tuttoggi sull'organizzazione funzionale del cervello potrebbe continuare
per molte pagine ma non rappresenta lo scopo di questo studio. In
questo complesso quadro neurofisiologico, agiscono una miriade di
neurotrasmettitori chimici pre- e postsinaptici, come p.e. acetilcolina,
dopamina, noradrenalina, glutammato, GABA, glicina, serotonina, altre
ammine biogeniche, ecc.), messaggeri e molecole organiche complesse (come
p.e., adenosinmonofosfato ciclico AMP, guanidinmonofosfato ciclico GMP,
adenosintrifosfato ciclico ATP, ecc.). vari enzimi (come p.e.,
ciclasi, proteinkinasi ed altri enzimi specifici ed aspecifici),
vari cationi ed anioni inorganici (come p.e., Na+,
K+, Ca++,
Mg++, Cl-, ecc.) in diretta od indiretta competizione con una moltitudine
di ricettori. Le interazioni tra i singoli componenti ed ogni
trasformazione dell'uno nell'altro vengono gestite in maniera mirabile da
una folta schiera di enzimi specifici ed aspecifici. (Si stima che in ogni
cellula convivano almeno 40.000 enzimi differenti). Ogni
reazione biochimica rispetta principi fondamentali della natura: basso
consumo energetico, sfruttamento totale delle risorse, riciclaggio delle
scorie, reversibilità e velocità di reazione. Il cervello è l'organo
del corpo con il maggiore consumo di ossigeno: ciononostante la quantità
di energia trasformata in calore è minima ed il rendimento energetico
espresso in termini di performance ossidativa è molto elevato (confronta
lo spreco termico dei computers elettronici). Gran parte delle molecole
utilizzate dal cervello per le sue funzioni viene sintetizzata in loco,
sfruttando sostanze immagazzinate o trasportate dal sangue. La produzione
di queste molecole è organizzata in cicli concatenati a cascata, secondo
i quali i prodotti collaterali o di scarto vengono opportunamente
riciclati e riutilizzati. Minime sono perciò le scorie ed i metaboliti da
eliminare. Molte
delle reazioni sono reversibili, possono procedere cioè nei due sensi
(A<ÍÍÍÍ>B)
a secondo della bisogna. Nell'ambito di un ciclo di produzione, i composti
dei singoli passaggi sono spesso dotati di funzioni biologiche specifiche
sfruttate o sfruttabili secondo le necessità anche in altri cicli
concatenati. Le
varie reazioni vengono promosse e guidate da enzimi a temperatura
fisiologica (37oC), ad alta
diluizione e velocità ed ovviamente con gran specificità. La
disponibilità di determinate sostanze in tempi rapidi (p.e. i
neurotrasmettitori) può infatti essere cruciale per il buon funzionamento
dell'organo e la sopravvivenza dell'individuo. Tipica delle reazioni
enzimatiche, a differenza di quelle radicaliche, è la bassa energia di
attivazione necessaria per innescare il processo. Le
sostanze che svolgono determinate funzioni biologiche sono altamente
specifiche: minime alterazioni nella loro conformazione sterica o
struttura chimica portano inevitabilmente ad un cattivo funzionamento
dell'organo, a risposte aberranti, talvolta accompagnate da manifestazioni
patologiche palesi (p.e. in alcune malattie genetiche). Il
cervello per portare a buon fine il complesso compito affidatogli dalla
natura, necessita anzitutto di protezione dagli agenti esterni. Ciò
viene realizzato grazie ad una solida scatola cranica, ad una barriera
ematoencefalica altamente selettiva, filtro invalicabile per la maggior
parte delle sostanze presenti nel torrente sanguigno, ad un sistema
enzimatico raffinato ed efficiente nel dirigere la complessa neurochimica,
alla disponibilità in loco delle principali sostanze necessarie al
metabolismo, ad una poderosa irrorazione sanguigna apportatrice di
ossigeno. La
presenza di sufficiente ossigeno rappresenta il fattore limitante ad un
buon funzionamento: ipossie anche di breve durata possono avere esito
catastrofico per il cervello e l'individuo. Solo
recentemente, veniva riconosciuto che troppo ossigeno od ossigeno troppo
attivato possono avere conseguenze nefaste. INVECCHIAMENTO
E RADICALI LIBERI Nei
paesi industrializzati, la principale causa di morte al di sopra dei
trent'anni è rappresentata dalle patologie connesse all'invecchiamento e
sarebbero, secondo la teoria dei radicali liberi (Free Radical Theory),
proprio questi i veri responsabili delle alterazioni dell'invecchiamento. Essa
postula che l'invecchiamento e la morte fanno parte di un disegno
universale, volto al sacrificio del singolo ed alla conservazione della
specie, secondo un unico meccanismo ("Biological Clock",
"l'Orologio Biologico") (Harman, 1993)[2]. L'invecchiamento
viene interpretato come conseguenza di reazioni chimiche radicaliche, le
quali insieme a circostanze ambientali e genetiche inducono nell'individuo
alterazioni letali. Pertanto, dovrebbe essere possibile prolungare
l'aspettativa di vita del singolo individuo, rallentando l'innesco delle
reazioni radicaliche o diminuendo la lunghezza delle reazioni a catena con
conseguente diminuzione dello stress ossidativo (Cutler, 1992)[3],
seppure varie critiche siano state sollevate contro questa ipotesi,
ritenuta da molti tanto affascinante quanto semplicistica (Harman, 1992)[4].
Le reazioni radicaliche rappresentano un vasto capitolo della chimica
organica, ampiamente esplorato da molti anni. E' merito della biochimica
l'aver riconosciuto che i radicali liberi si formano anche in natura,
durante i normali processi metabolici, suggerendo un loro possibile ruolo
nella genesi di varie condizioni patologiche. Reazioni radicaliche
avvengono nei liquidi biologici, nelle cellule, nei tessuti in ambiente
acquoso, a pH fisiologico, con predominanza delle reazioni ossidative. I
radicali liberi derivano dopo esposizione a radiazioni ionizzanti, da
normali reazioni enzimatiche e non enzimatiche. Grazie alla loro estrema
reattività i radicali liberi tendono a reagire con una varietà di altre
strutture chimiche (p.e. proteine, carboidrati, ecc.) presenti
nell'organismo: da ciò deriva la loro pericolosità sia a livello
mitocondriale che del patrimonio genetico (DNA). L'attacco alle proteine
produce, come dimostrato da vari dati sperimentali, modifiche funzionali
degli aminoacidi, frammentazione in polipeptidi, cross-linking con
conseguenti modifiche della conformazione ed aumentata sensibilità agli
enzimi proteolitici. I
prodotti di ossidazione delle proteine come i gruppi carbonilici, i legami
incrociati (cross links) della ditirosina, i gruppi deaminati, i legami
peptidici rotti, non vengono facilmente riparati, aumentando il pool di
molecole danneggiate (accumulo) (Dean, 1992)[5]. Le
reazioni a radicali liberi hanno svolto un ruolo decisivo nella chimica
primordiale, spianando la strada alla comparsa della vita sulla terra,
quando l'ambiente era più esposto alle radiazioni solari e l'atmosfera
povera di ossigeno. Col progredire dell'evoluzione, gli organismi viventi
dovettero sviluppare poi sistemi enzimatici di difesa dalle aggressioni
radicaliche. Da questo punto di vista, le reazioni radicaliche
appartengono alla preistoria della biochimica e sono state considerate un
bagaglio che ci trasciniam dietro fin dai primordi. La melanina, il
pigmento nero più diffuso, va' considerata ad esempio un prodotto
dell'era preenzimatica ove le radiazioni e la temperatura erano alla base
di una serie di processi radicalici. Le
reazioni radicaliche hanno carattere ubiquitario, avvengono cioè un
po'dovunque nell'organismo; anche se le parti più esposte alle radiazioni
solari, come la pelle, sono
la sede preferita. Vi
sono anche organi bersaglio, soggetti ad attacchi radicalici, con
insorgenza di patologie a prognosi nefasta (p.e. fegato, reni, cuore,
ecc.). Colpisce il fatto che certi organi interni più protetti
dall'ambiente e lontani da radiazioni solari, ma ad altro turnover
metabolico, siano oggetto di aggressioni radicaliche. In questi casi
sembra verosimile che la formazione del radicale iniziale venga avviata da
altre molecole attivate, formatesi in maniera abnorme nei tanti cicli
metabolici. Una delle fonti principali di specie ossigenate reattive
(ROS), responsabili di aggressioni radicaliche, sono sicuramente i
mitocondri, deputati alla fosforilazione ossidativa dell’ATP (acido
adenosintrifosforico), fonte principale dell’energia cellulare. In
questo processo, l’ossigeno molecolare (02) trasportato dal sangue,
viene ridotto ad acqua (H2O), tramite captazione di quattro elettroni e
quattro atomi di idrogeno. Contemporaneamente,
si formano il radicale superossido (O2•–), acqua ossigenata (H202) e
l’attivissimo radicale idrossile (•OH), noto e temuto per la sua
elevata citotossicità:
e¯
e¯
O2 ————>
O2•– ————>
H2O2
2H
e¯
e¯
H2O2 ————>
•OH + OH¯ ————>
2H2O
2H
A
causa della grande reattività chimica, i radicali liberi hanno vita
brevissima, a volte solo di frazioni di secondo. Ciò farebbe supporre che
le reazioni susseguenti alla loro formazione debbano venir consumate in
loco, là dove si sono formati e che non sia ipotizzabile una migrazione
in massa di radicali liberi da un punto all'altro dell'organismo. (Per
esempio dalla pelle, dove c'è modo che si formino in gran quantità sotto
l'azione delle radiazioni solari, fino al cervello al cuore o al fegato,
ecc.). Questo
aspetto inquietante dal punto di vista chimico, è stato alquanto
trascurato nell'elaborazione della teoria radicalica dell'invecchiamento. Tra
le principali malattie ad esito spesso nefasto alle quali viene attribuita
nella letteratura internazionale una genesi radicalica, citiamo: -
varie forme tumorali neoplastiche (azione mutagena dei radicali liberi sul
DNA) (Burdon, 1992)[6], -
l'aterosclerosi (interazione di cellule endoteliali con lipoproteine a
bassa densità LDL ossidate da radicali liberi) (Steinbrecher, 1990)[7], -
l'ipertensione essenziale (azione del radicale O-2•
a livello dell'endotelio. L'azione pressurizzante delle catecolamine
sarebbe dovuta al radicale O-2•
formatosi durante la reazione di questi composti con O2), -
l'amiloidosi (azione ossidativa radicalica su APP-amyloid precursor
protein), -
l'immunodeficienza senile (diminuzione delle difese immunitarie per
aggressione radicalica), -
il morbo di Parkinson (perossidazione dei lipidi di membrana con deficit
dei neuroni dopaminergici a livello substantia nigra) ( Adams, 1991)[8]. Patologie
correlate all’azione di radicali liberi ossigenati (secondo
Halliwell 1991)[9] Cervello e SNC Malattia di Parkinson (PD) Discinesia tardiva (TD) Sclerosi amiotrofica laterale Deficienza di vitamina E Danno da neurotossine Ossigeno iperbarico Danni cerebrovascolari da ipertensione Sovraccarico di alluminio Encefalomieliti allergiche Potenziamento di ferite traumatiche Cuore e Sistema Cardiovascolare Aterosclerosi Cardiotossicità da adriamicina Malattia di Keshan (deficienza di selenio) Cardiomiopatia alcolica Occhio Cataratta Degenerazione maculare Fotoretinopatia Emorragia oculare Retinopatia dei prematuri Organi riproduttivi Cancro infantile Complicazioni ipertensive in gravidanza Mutazioni portanti a malformazioni congenite Anormalità dello sperma Reni Nefrotossicità da metalli Nefrotossicità da aminoglicosidi Sindromi nefrotiche autoimmuni Sistema gastrointestinale Lesioni da antinfiammatori nonsteroidei Avvelenamento da ferro Danni epatici da idrocarburi alogenati Pancreatite da acidi grassi liberi Danni da endotossine al fegato Azioni diabetogene da allossana Polmoni Displasia broncopolmonare Pneumoconiosi da polveri minerali Tossicità da bleomicina Ipossia Danni da fumo di tabacco Enfisema Tossicità da inquinanti aerei (ozono, S02, NO2) Cancro Malattie da alcoolismo Invecchiamento Danni da radiazioni Globuli
rossi del sangue Anemia di Fanconi Favismo Malaria Fotossidazione protoporfirinica Anemia drepanocitica Infiammazione
e disordini del sistema immunitario Deficienze del sistema immunitario da invecchiamento Malattie autoimmuni Artrite reumatoide Glomerulo nefrite Vasculite da virus epatite B Lebbra Sovraccarico di ferro Deficienze nutrizionali Sovraccarico da dieta Emocromatosi idiopatica Ischemia/Riperfusione Infarto del miocardio Trombosi cerebrale Stress
ossidativo da lavoro muscolare Dato
che le reazioni radicaliche possono venir bloccate in laboratorio da
composti ad azione antiossidante, è stato preconizzato l'impiego di varie
sostanze idrofile (vitamina C, tiola, glutatione, acetilcisteina) e
lipofile naturali (vitamina A, vitamina E, betacarotene) quali profilassi
e terapia di queste malattie degenerative (Packer, 1992 - Kagan, 1992). A
tutt'oggi l'utilità di questi prodotti in questa indicazione non è stata
scientificamente provata, anche se i presupposti biochimici ad una
possibile attività clinica siano razionali. Tra
le varie specie di radicali liberi, quelle ossigenate vengono considerate
le più reattive e pericolose per gli organismi viventi. Il
radicale superossido sembra si formi dopo insulto ischemico del miocardio
e/o cervello durante il processo di riossigenazione dei tessuti. Esso
sarebbe responsabile delle gravi lesioni tissutali e conseguenti danni
invalidanti caratteristici di queste condizioni patologiche. L'aggressione
del radicale anione superossido sugli acidi grassi polinsaturi delle
membrane cellulari dà luogo alla formazione di perossidi e idroperossidi
con successiva rottura della catena carbonio-carbonio. Ne derivano aldeidi
che in presenza di aminoacidi formano pigmenti colorati (lipofuscine),
spesso indicati come indice dell'invecchiamento dell'organismo. Le
membrane cellulari non sono normalmente permeabili all'anione superossido,
mentre lo sono al perossido di idrogeno. E' verosimile che questo, una
volta penetrato nella cellula, dia luogo a radicali idrossile •OH sotto
la spinta catalitica del ferro e del rame. L'azione
tossica dei radicali liberi ossigenati viene potenziata dal ferro il quale
dà luogo ad ulteriori radicali ossigenati o complessi sidero ossigenati
(Fe/O2)
altamente reattivi: il binomio Fe/O2
rappresenta una delle chiavi della vita, ma anche un pericoloso strumento
di morte. Gli
organismi aerobici hanno sviluppato, nel corso dell'evoluzione, una serie
di meccanismi di difesa contro queste aggressioni radical-ossidative:
quella a base di superossidodismutasi (SOD), catalase e glutatione (GSH)
perossidasi; l'altra, a base di 2-tocoferolo o vitamina E, GSH-perossidasi
e fosfolipasi A2,
volta a minimizzare la perossidazione delle membrane lipidiche;
un'ulteriore estrema difesa con la ferritina, l'emosiderina, la
lattoferrina ed altri sequestranti del ferro. Particolarmente
preoccupanti appaiono i sinergismi tra radicali liberi, ossigeno nelle sue
forme attivate, ed inquinanti ambientali. Le conseguenze di queste
perverse combinazioni sulla carcinogenesi sono inquietanti, come pure il
fatto che solamente un numero molto limitato di inquinanti è stato
studiato: nel nostro ambiente ed in particolare nell'aria urbana sono
presenti migliaia e migliaia di sostanze chimiche di cui molte non
identificate (p.e. spezzoni di idrocarburi insaturi ed aromatici generati
dai motori a scoppio e dagli impianti di riscaldamento). Non
conosciamo le proprietà biologiche di questo temibile "Cocktail
chimico" mentre possiamo
facilmente prevederne la potenziale genotossicità (Goldstein, 1992)[10]. NEURO,
PSICOPATIE E RADICALI LIBERI Il
cervello è caratterizzato da elevata concentrazione di lipidi, alto
consumo di ossigeno e modesta presenza di enzimi antiossidanti. Esso
contiene nella frazione lipidica acidi grassi non saturi, ottimi sostrati
per una aggressione ossidativa da parte di specie radicaliche ossigenate,
per non parlare delle catecolamine ed altre amine biogene (Bourre, 1992).
I neuroni e le sinapsi, per la loro composizione chimica il miglior
bersaglio dello stress ossidativo, sono localizzati nella corteccia
cerebrale, piuttosto "lontani" dalla glia sede dei principali
sistemi di difesa antiossidativa. Il cervello contiene una notevole
quantità di ferro sotto forma di complessi proteici (ferritina, ecc.),
che se liberato impropriamente può catalizzare la genesi di radicali
liberi ossigenati, alla base dello stress ossidativo. Nell'ambito
di questo inquietante scenario, varie psico e neuropatie sono state
correlate causalmente all'azione di radicali liberi ossigenati. Non sempre
c'è dimostrazione significativa del rapporto di causa effetto; spesso
permangono dubbi da fugare sperimentalmente. Ciononostante il quadro che
risulta è più che stimolante. Non
è ancora chiaro cosa sia ad innescare la reazione radicalica primaria in
un ambito così protetto dalle radiazioni solari e dalla penetrazione di
inquinanti ambientali (barriera emato-encefalica): forse la penetrazione
di neurotossine endogene formatesi sotto l'influsso di fattori esogeni con
il complice aiuto catalitico di Ferro (Fe), Alluminio (Al) e Manganese
(Mn). "Neuro
e psicopatie correlate all'azione di radicali liberi"
(secondo Jesberger e Richardson 1991)[11]
1. Morbo di Parkinson 2. Demenze e morbo di Alzheimer 3. Trombosi cerebrale 4. Alcolismo 5. Convulsioni epilettiche 6. Traumi cranici 7. Danni della retina 8. Danni della colonna vertebrale 9. Sclerosi multipla (Demielinizzazione) 10. Schizofrenia 11. Sindrome di Down 12. Progeria 13. Sindrome di Werner 14. Sindrome da cocaina 15. Deficienza di vitamina E 16. Sindromi demenziali da AIDS (Infezione HIV) 17. Terapia inalatoria ossigenante 18. Shock 19. Edema cerebrale 20. Discinesia tardiva 21. Malattie infiammatorie 22. Danni cerebrali da shock da ossigeno iperbarico ed iperossigenazione.
Il
radicale superossido ed il perossido di idrogeno (H2O2)
sono normali metaboliti presenti in vari processi fisiologici: in caso di
sovraproduzione, con l'aiuto di ioni ferro (Fe) o rame (Cu) come
catalizzatori, essi possono generare il radicale idrossile (•OH) tossico
per vari tessuti. Questo
processo indesiderato sembra particolarmente frequente qualora la
disponibilità di ferro aumenti a seguito di danno tissutale causato da
ischemia o trauma. Mentre
l'alluminio (Al) non promuove la perossidazione dei lipidi di membrana,
esso accelera quelle dipendenti dagli ioni Fe2+.
L'elevata concentrazione di Al che si trova nel cervello dei malati di
Alzheimer può correlarsi con questa azione nociva del ferro, dovuta a
duplice accumulo di Fe ed Al (Halliwell, 1992). Normalmente l'alluminio
non passa in quantità significative la barriera ematoencefalica.
Nell'Alzheimer modifiche patologiche di membrana possono favorire il
passaggio di Al ed il suo accumulo nel cervello. La
discinesia tardiva (DT) è un
disturbo dei movimenti caratterizzato da ipercinesia del corpo, da
movimenti involontari ripetuti e privi di significato. Essa compare
talvolta in pazienti psicotici trattati con neurolettici o spontaneamente
in pazienti schizofrenici. E' stata anche descritta in popolazioni non
psicotiche trattate con dopamino antagonisti come la metoclopramide. L'eziologia
esatta della DT non è
conosciuta, seppure vari indizi indichino come probabile un danno
radicalico dei sistemi catecolaminergico, con particolare referenza ai
gangli basali, allo striato ed alla substantia nigra. Gli
acidi grassi essenziali sono indispensabili per l'architettura delle
membrane neuronali e per il buon funzionamento delle cellule nervose, tra
le quali troviamo i ricettori dopaminergici: a causa della loro struttura
chimica, gli acidi grassi insaturi sono facilmente ossidabili e
particolarmente soggetti all'aggressione di specie radicaliche ossigenate. La
perossidazione lipidica da parte di radicali liberi gioca un ruolo
importante nella genesi della discinesia tardiva, il cui decorso sembra
venir favorevolmente influenzato dalla somministrazione di acido
gamma-linolenico. L'impiego
degli antiossidanti alfa-tocoferolo (Vit. E) ed acido ascorbico (Vit. C)
è stato preconizzato per la profilassi e terapia di DT (Vaddadi, 1992)[12]. La
sindrome di Down (DS) rappresenta la malformazione genetica più frequente
ed è caratterizzata dalla presenza in tutte le cellule del soggetto di
tre cromosomi 21 invece di due. I malati mostrano ritardo mentale ed una
sindrome neuropatologica simile a quella dei pazienti di Alzheimer (AD). Tra
i geni codificati nel cromosoma 21 c'è la CuZn superossidodismutase
(SOD1), la quale è deputata ubiquitariamente alla dismutazione del
superossido in perossido di idrogeno (H2O2)
ed ossigeno (O2). A
causa del gene in eccesso, l'attività SOD-1 è aumentata del 50% in tutte
le cellule e perciò anche nei neuroni piramidali ippocampali, i quali
nella malattia di Alzheimer sono soggetti alle ben note degenerazioni. |