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< A PROTESTANT SWISS COMMANDER-IN-CHIEF AT THE VERY OBSERVANT CATHOLIC
COURT OF THE KINGDOM OF NAPLES AND BOTH SICILY > (*)
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UN GENERALISSIMO SVIZZ CATTOLICISSIMA CORTE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE > (*)
< EIN REFORMIERTER SCHWEIZER KOMMANDANT AM STRENG KATHOLISCHEN HOF
VOM KOENIGREICH BEIDER SIZILIEN > (*) Bruno J.R. Nicolaus
Emanuele Burckhardt (1744-1820) nacque a Basilea come
primogenito dell’omonimo Emanuele Burckhardt-Linder (1719-1765),
Giurista e Tenente al servizio di Luigi XV nel Reggimento Salis-Samaden di
stanza a Parigi [1,2,3,5]. Seguendo una vecchia tradizione di famiglia, Emanuele
junior iniziò la carriera militare alla giovanissima età di dieci anni
(1754) nel reggimento paterno, facendo le sue prime esperienze cruenti
durante la <Guerra dei Sette Anni >, quando il suo carissimo zio
paterno Johann moriva al suo
fianco in una pozza di sangue. All’età di 15 anni Emanuele diveniva
Cadetto e poco dopo Portabandiera (1759). Susseguentemente, continuò il
servizio come Capitano ed Istruttore fino al 1787, quando il suo
Comandante, Barone von Salis-Marschlins, gli offrì di seguirlo nel Regno
di Napoli col grado di Tenente Colonnello e l’ incarico di Istruttore
Capo delle truppe Napoletane. In effetti, Ferdinando IV Re delle Due Sicilie, resosi
conto del basso livello del suo esercito, aveva chiesto a Re Luigi XVI di
prestargli temporaneamente qualche buon ufficiale in grado di
riorganizzarlo. Due anni dopo, da Parigi giungeva ad Emanuele la gradita
offerta di rientrare nei vecchi ranghi con una promozione a Maggiore. Emanuele rifiutò l’offerta per quanto allettante e
decise di restare a Napoli. La decisione di saltare il Rubicone fu
sicuramente sofferta eppur saggia ed ebbe risvolti positivi sia per la
vita che per la carriera di Emanuele. In questa maniera egli evitò, per
esempio, di venir coinvolto nella tragedia della imminente Rivoluzione
Francese, durante la quale morì la maggior parte dei soldati Svizzeri al
servizio del Re [4,6]. La scelta di restare a Napoli offrì ad Emanuele la grande
opportunità della sua vita, dandogli la possibilità di mettere in luce
le sue grandi doti come il
talento militare, l’esperienza acquisita a Parigi, il suo eccezionale
coraggio, buon senso e spirito di iniziativa. A quei tempi, la Corte era praticamente dominata dalla
cattolicissima Regina Carolina, figlia dell’Imperatrice d’Austria e
sorella di Maria Antonietta, mentre sia Emanuele che sua moglie Teresa
erano e rimasero protestanti per tutta la vita. Nonostante questa
differenza di credo, Emanuele riuscì ad intrattenere ottimi rapporti con
la Regina ed altri membri della Corte, la gran parte dei quali apparteneva
a vecchie famiglie nobili per natura diffidenti e sospettose, figuriamoci
poi di un eretico.Il successo di Emanuele è quindi sicuramente frutto
della sua delicatezza e tatto diplomatico: due qualità raramente
riscontrabili in un uomo d’armi. Il fatto di essere protestante precluse
però la via ad alcune nomine e cariche, come quella a Vicario Generale o
Viceré, per le quali si preferì escogitare altre soluzioni più
politiche [9,10]. Durante la sua vita, Emanuele compì molte azioni degne di
lode, che gli permisero di arrivare fino al massimo grado militare, quello
di Comandante in Capo di tutte le truppe del Regno. Alcune tappe salienti della sua vita napoletana, vengono
elencate qui di seguito: 1787-Tenente Colonnello, Comandante del Reggimento
Vallone-Borgogna; 1788-Colonnello, Comandante del Reggimento Calabria; 1798-Maresciallo di Campo, Conquista di Roma; 1799-Riconquista di Napoli; Riconquista di Roma; nomina a
Luogotenente Generale; 1802-Governatore della Sicilia, con pieni poteri civili e
militari; Presidente della Corte Marziale; 1809-Sbarco e conquista di Procida ed Ischia; 1815-Nomina a Capitano Generale (massima carica militare); 1819-Conferimento degli ordini cavallereschi: <Ordine
di San Gennaro > e < Gran Croce dell’Ordine di San Giorgio
della Riunione > ( massimi ordini civili e militari del Regno). Nonostante questa brillante carriera, la figura di
Emanuele Burckhardt è poco nota in Svizzera e completamente ignorata
dalla storia Italiana. Al riguardo possiamo avanzare alcune ipotesi.
Emanuele, invece di rientrare a Basilea in fin di carriera così come era
costume nella buona società ed in particolare nella sua famiglia, preferì
restare nella sua adorata Sicilia con i figli ed integrarsi in questa
splendida terra solare. La francesizzazione del glorioso nome Burckhardt
nel melodico francese De Bourcard non potè quindi che favorire il
distacco dalla madrepatria e la progressiva caduta in oblio del
personaggio e delle sue prodezze. Per quanto riguarda l’altro aspetto,
quello della storia Italiana, si può facilmente immaginare come il
disinteresse per Emanuele si accomuni alla denigrazione dei Borbone e di
tutto quello che essi hanno fatto, da parte della Casa Savoia e del Regime
fascista, come da parte dei politici e storici ad essi sottomessi. Una rivalutazione critica ed obiettiva dei meriti e
demeriti della dinastia Borbone, iniziata da Benedetto Croce alcuni anni
fa, viene oggi brillantemente proseguita da Carlo Knight [3] e dalla nuova
scuola storica Britannica [11]. Bibliografia e Note [1] Hans Adolph Voegelin: <Militaers in
fremden und einheimischen Diensten>,pp.225-230, in <CKDT
(Basel) Streiflichter auf Geschichte und Persoenlichkeiten des Basler
Geschlechtes Burckhardt>,Herausgeberin: Burckhardtsche
Familienstiftung, 1990 Buchverlag Basler Zeitung, 4002 Basel. [2] Carlo Knight: <Emanuel De Bourcard,
generalissimo svizzero al servizio di Ferdinando IV di Borbone>,
Atti della Accademia Pontaniana, Napoli, vol. XL, pp. 1-33 (1991). [3] Carlo Knight: <Un Generale Svizzero al Servizio
dei Borbone> in < Sulle
orme del Gran Tour- Uomini Luoghi Società del Regno di Napoli > Electa
Napoli, pp. 41-65 (1995). [4] August Burckhardt: < Basler in fremden
Diensten >, Basler Neujahrsblatt nr. 95 (1917). [5] Theophil Burckhardt-Biedermann, Basler Jahrbuch
1883. [6] P. De Vallière: < Honneur et Fidelitè,
Histoire des Suisses au Service Etranger >, pp. 469, Lausanne 1940. [7] Archivio di Stato di Napoli, Sezione Militare: <
Generali Antichi >, Fascio 17, inc 35, < Stato in cui si
dimostrano gli impieghi occupati al servizio di Sua Maestà il Re, del
Tenente Generale De Bourcard delle Armi del Regno di Sicilia >. [8] <Serie cronologica dei Viceré, Luogotenente e
Presidente del Regno di Sicilia > dal < Giornale
Araldico-Storico-Genealogico >, Palermo 1896. [9] Secondo l’archivio di famiglia ed altri documenti
depositati a Basilea [1,4,5,6], Emanuele fu nominato Vice Re
contemporaneamente alla nomina a Governatore di Sicilia(1802). Secondo
altre fonti qualificate [2,3,7], Emanuele ottenne la nomina a Governatore
con pieni poteri civili e militari (1802) ma non quella a Vice Re [7]
per ragioni politico militari
( rifiuto dei Siciliani alla carica di Vice Re, religione di
Emanuele). Emanuele operò quindi come Governatore e Luogotenente
Generale, praticamente con gli stessi poteri di un Vice Re, con piena
soddisfazione del Re e del popolo Siciliano [10]. [10] Secondo le fonti citate [1,4,5,6], ed informazioni
raccolte di persona presso discendenti diretti ancora in vita
(comunicazione personale R.A. e B. J. R. Nicolaus ) , Emanuele fu nominato
da Re Ferdinando IV anche
<Conte di Gaeta> (1815). Il suo nome non compare però negli Annali
della Società Araldica Siciliana [3,8]. Emanuele De Bourcard-Pellecchia
(1904-1987), ultimo discendente maschio diretto di Don Emanuele, è
scomparso a Milano alcuni anni fa, chiudendo così il glorioso ramo
italiano della famiglia Burckhardt. [11] Per ulteriori informazioni e domande, rivolgersi
prego a bruno.nicolaus@virgilio.it (*) Testo in rete: www.brunonic.org (main topics/12.history)
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